Fanpage di facebook Balena Felice protesta al fenomeno mediatico Blu Whale i consigli della polizia

Creata da un gruppo di giovani e coordinata dal Social Media @NinoBallariano la Fanpage di facebook @balenafelice uno strumento di protesta al fenomeno mediatico “Blu Whale”. Può essere utile a tutti quei giovani per mandare un segnale di aiuto in mondo a loro familiare (I Social) e dove  spesso vengono dimenticati dai propri genitori. Un mondo questo di cui molti adulti sconoscono la pericolosità!!

“A seguito delle numerose segnalazioni pervenute” e “al fine di individuare la presenza di eventuali soggetti che si dedicano ad indurre minorenni ad atti di autolesionismo e al suicidio attraverso l’uso di canali social e app”, la polizia postale ha attivato una serie di interventi per contrastare il ‘Blue Whale Challenge’.

Obiettivo, “intercettare fenomeni di emulazione nei quali pericolosamente possono incorrere i più giovani in Rete in preda alle mode del momento o guidati da un’improvvida fragilità, magari condivisa con un gruppo di coetanei”, si legge su ‘Una vita da social’.

Il profilo Facebook della polizia – contro questa “pratica che sembrerebbe provenire dalla Russia”, proposta come “una sfida in cui un cosiddetto ‘curatore’ manipola la volontà e suggestiona i ragazzi sino ad indurli, attraverso una serie di 50 azioni pericolose (sporgersi da palazzi, cornicioni e finestre), al suicidio” – offre anche una serie di importanti consigli alle famiglie.

– PER I GENITORI
• Aumentate il dialogo sui temi della sicurezza in rete: parlate con i ragazzi di quello che i media dicono e cercate di far esprimere loro un’opinione su questo fenomeno.

• Prestate attenzione a cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno-veglia: alcuni passi prevedono di autoinfliggersi ferite, di svegliarsi alle 4:20 del mattino per vedere video horror, ascoltare musica triste.

• Se avete il sospetto che vostro figlio frequenti spazi web sulla ‘Balena Blu’ (‘Blue Whale’) parlatene senza esprimere giudizi, senza drammatizzare né sminuire: può capitare che quello che agli adulti sembra ‘roba da ragazzi’ per i ragazzi sia determinante.

• Se vostro figlio/a vi racconta che c’è un compagno/a che partecipa alla sfida ‘Balena Blue’ (‘Blue-Whale’), non esitate a comunicarlo ai genitori del ragazzo se avete un rapporto confidenziale o alla scuola se non conoscete la famiglia; se non siete in grado di identificare con certezza il ragazzo/a in pericolo, recatevi presso un ufficio di Polizia o segnalate i fatti a:

– www.commissariatodips.it

– www.facebook.com/commissariatodips

– www.facebook.com/unavitadasocial

Il Meetup Barcellona in MoVimento su Dissesto Finanziario Comune di Barcellona Pozzo di Gotto

Comunicato Stampa: Dissesto Finanziario Comune di Barcellona Pozzo di Gotto Il Meetup Barcellona in MoVimento, appresa la grave situazione economica in cui versano le casse comunali, non nasconde la propria preoccupazione per le parole espresse dal Sindaco dott. Roberto Materia durante la conferenza stampa del 15 maggio 2017. Da quanto affermato, infatti, il Comune sembra stia soffrendo una crisi di liquidità che, nonostante le rassicurazioni date dall’Amministrazione Comunale, potrebbe portare ben presto alla necessità di ricorrere alla procedura di riequilibrio, anticamera del dissesto finanziario. Il rischio sembrerebbe fondato, in quanto, degli oltre 31 milioni di euro di crediti che il Comune vanterebbe, per gran parte di essi non vi sarebbe certezza di incasso. Abbiamo motivo di ritenere che la somma riguardante la lotta all’evasione per le imposte dei rifiuti e dell’acqua, per un ammontare di 23 milioni di Euro, secondo quanto dichiarato, verrà recuperata solo in minima parte. Senza entrare troppo nello specifico tecnico, le nostre preoccupazioni scaturiscono da una semplice riflessione: se i suddetti crediti verranno ceduti ad una società di recupero crediti, così come preannunciato dal vicesindaco dott. Filippo Sottile, automaticamente gli incassi reali saranno certamente inferiori alle previsioni, causando un importante buco di bilancio. Il Meetup Barcellona in MoVimento ritiene giusta la lotta all’evasione, ma non nasconde la propria perplessità per il risultato finale che potrebbe rivelarsi un enorme flop. La memoria ci porta a pensare il precedente tentativo di recupero dell’imposta IMU del gennaio 2016. Nella situazione di crisi economica e di liquidità in cui, apprendiamo, versa il Comune di Barcellona P.G., si ritiene dovere morale di chi amministra la città, ridursi le indennità a fronte dei molteplici sacrifici chiesti ai cittadini, atto fondamentale questo, per dimostrare alla cittadinanza che anche la classe politica- amministrativa, ha a cuore la nostra Città. In tal senso, il Meetup Barcellona in MoVimento, già da alcuni mesi è promotore di una raccolta firme per una petizione popolare avente come oggetto: 1) la riduzione delle indennità degli amministratori; 2) la definizione della durata minima delle Commissioni Consiliari, almeno 60/90 minuti; 3) lo streaming nelle sedute delle stesse. Ricordiamo a tutti i cittadini che nei prossimi sabato, il Meetup Barcellona in MoVimento continuerà ad essere presente in Piazza Duomo per raccogliere le firme mancanti per la presentazione della suddetta petizione.

Strada senza barriere o con protezioni insufficienti. Risponde sempre l’ente proprietario che deve risarcire i danni

Strada senza barriere o con protezioni insufficienti. Risponde sempre l’ente proprietario che deve risarcire i danni subiti dagli utenti della strada anche se non è obbligatoria l’adozione di misure di sicurezza: il “custode” della via deve sempre verificare se il tratto presenta rischi per la sicurezza stradale

L’ente proprietario della strada deve risarcire i danni conseguenti al sinistro stradale se non ha protetto a sufficienza la strada con adeguate barriere o protezioni. Nè il “custode” della via che sia una pubblica amministrazione o una società concessionaria come nelle autostrade può escludere la possibilità di controllo a causa dell’estensione del tratto. È una battaglia che da anni lo “Sportello dei Diritti”, spiega il presidente Giovanni D’Agata, porta avanti anche nelle aule giudiziarie, per la miriade di vittime della strada che hanno subìto gravi conseguenze, a volte anche al costo della vita, per l’incuria da parte di coloro che dovrebbero garantire la sicurezza della circolazione e che invece si trincerano spesso dietro la banale affermazione della difficoltà a mettere sotto controllo e quindi sicurezza l’intera viabilità posta sotto la loro custodia. A confermare la correttezza della nostra attività in favore degli utenti della strada è un ulteriore decisione della Corte di Cassazione civile che con l’ordinanza n. 10916/17, pubblicata in data 05 maggio 2017 ha rigettato il ricorso di una Provincia citata in giudizio per il risarcimento dei danni subiti dal proprietario di un veicolo. L’incidente si verificava su una strada di cui l’ente era custode a causa di una non sufficiente protezione del tratto: l’automobilista dopo aver sbandato, aveva invaso la corsia opposta ed era finito nella scarpata sottostante con conseguenti danni. La terza sezione della Suprema Corte ha deciso di conferma la sentenza di merito che aveva stabilito la responsabilità dell’ente locale ritenendo infondate tutte le doglianze da essa proposte. In primo luogo dev’essere rigettato il principo secondo cui l’ente proprietario della strada può essere chiamato a rispondere solo dei danni causati da «insidie imprevedibili»: l’imprevedibilità del pericolo, rilevano gli ermellini, non è infatti il presupposto della responsabilità del proprietario della strada che può costituire «unicamente la circostanza dalla quale desumere la sussistenza d’un maggiore o minore concorso di colpa della vittima (c.d. fortuito accidentale), nel senso che quanto più il pericolo era prevedibile, tanto meno potrà dirsi incolpevole la condotta della vittima». Altro elemento significativo riguarda l’interpretazione del Dm. 223/92: è vero che il decreto non impone «in astratto l’adozione di misure di sicurezza» rispetto a una determinata strada, ma tale circostanza non esime l’amministrazione pubblica «dal valutare in concreto, sempre e comunque, se quella strada possa costituire un rischio per la sicurezza degli utenti». Si consideri, ad esempio, che il decreto citato si applica «unicamente alle strade di nuova costruzione, ma sarebbe assurdo trarre da ciò la conseguenza che per le strade preesistenti la Pa. possa tranquillamente disinteressarsi della sicurezza degli utenti». Nel caso in esame, la Corte d’appello ha ritenuto la Provincia colpevole «non per avere violato le prescrizioni del decreto sulle barriere laterali, ma perché la pericolosità della strada avrebbe dovuto consigliare l’adozione di misure di contenimento». Il giudice di appello «ha dunque accertato una colpa generica, non una colpa specifica, e nulla rileva se il d.m. 223/92 imponesse o meno l’installazione di barriere nel luogo del sinistro».

Giovanni D’AGATA

Minori. Pedofilia, è allarme sui social network

​Segnalazioni in aumento esponenziale rispetto al 2014. i dati di Meter: nel 2015 segnalati quasi diecimila siti, la metà sono europei.

​Oltre un milione di foto e video segnalati, oltre 125.000 siti denunciati in 12 anni, quasi 10.000 soltanto nell’anno appena concluso. Centinaia di migliaia di bambini coinvolti: dai neonati a ragazzi di 12-13 anni. L’esplosione dei social network e degli archivi cloud, ma anche la faccia oscura del Deep Web: sono alcuni dei dati contenuti nel Report 2015 che l’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto presenta oggi a Roma. La pedofilia dunque è esplosa sul web e sui social; su questi ultimi le segnalazioni dello scorso anno sono state 3.414 contro le 180 del 2014. Anche nel 2015 il mercato della pedofilia e pedopornografia online non hanno dunque conosciuto sosta: 9.872 siti segnalati rispetto ai 7.712 dell’anno precedente; sono ben 3.169 protocolli inviati alla Polizia Postale – Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online (Meter e Polizia Postale hanno siglato nel 2008 un protocollo di collaborazione). Dal 2003 al 2015 Meter ha segnalato 125.365 siti. È l’Europa a detenere il triste primato delle segnalazioni di pedopornografia. Secondo i dati diffusi oggi da Meter, il 51,92% delle segnalazioni (2.655) provenire dal Vecchio Continente; l’Oceania è al secondo posto e al terzo posto si colloca l’Africa. L’Europa si conferma anche nel 2015 il “quartier generale” della ‘cultura pedofilà, tutta quella produzione, anche documentale, di propaganda online che vorrebbe giustificare la pedofilia e gli abusi sui minori. Nel Vecchio Continente sono i domini di I livello (la “targa” nazionale del sito, insomma) .ru, ossia quelli russi, ad accaparrarsi la maggior parte delle segnalazioni. Seguono Slovacchia e Repubblica Ceca. L’Italia è al nono posto.  “I pedofili stanno gradualmente spostando il loro commercio e i loro traffici sul Deep Web – denuncia ancora Meter – e in particolare gli archivi che si possono nascondere in questa parte”. Nel 2015 Meter ha seguito 73 casi (erano 66 nel 2014) e fornito 928 consulenze telefoniche (729 l’anno precedente). Dal 2002 al 2015 i casi seguiti sono stati 1.126. La maggioranza dei casi seguiti (53 su 73) provengono dalla Sicilia (per la presenza di Meter in diverse città nel territorio siciliano), 6 dal Lazio, 3 dalla Calabria, 2 dalla Liguria, 1 a testa da Puglia, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Abruzzo. Tema dei casi: difficoltà familiari (23), abuso sessuale (18), difficoltà relazionali (7), ansia e pericoli della Rete (5).    Per don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter, “se la legge ci impedisce di mostrare la sofferenza dei piccoli e dei deboli, tacere ci renderebbe colpevoli di connivenza. Questo noi non lo possiamo permettere. Online c’è chi offre questo ed altro e spesso resta impunito. Lo resta perché le leggi non sono uniformi, perché la giustizia di certe nazioni è poco incisiva, perché manca la cultura adeguata per la lotta alla pedofilia”. Infine accusa: “Non riusciamo a comprendere quale sia la ragione del silenzio, che è diventato quasi connivente e compiacente, di fronte agli abusi sessuali su bambini piccolissimi, anche da chi è preposto alla tutela e alla garanzia dei diritti dell’infanzia”.

Fonte avvenire.it

Adolescenti tra alcol, tabacco e gioco d’azzardo

Più della cannabis, usata dal 25% degli adolescenti, colpisce il consumo di alcol, già significativo a 11 anni: l’8% afferma di “bere frequentemente”. Quasi il 5% dei maschi è a rischio di ludopatia. Il 70% inizia a fumare prima dei 15 anni. Alcuni dei dati che emergono dalle “Mappe degli adolescenti” presentate dalla Regione Emilia Romagna.

downloadIl report rappresenta un bilancio sul progetto adolescenza messo in campo tre anni fa da viale Aldo Moro. In esso vengono affrontati i diversi aspetti della vita dei ragazzi emiliano-romagnoli, dalla salute alle relazioni sociali. A preoccupare in maniera significativa sono il consumo di alcol e droghe già in giovanissima età. Il 32% dei giovani dai 15 ai 19 anni ha consumato nell’ultimo mese almeno cinque drink in una sola occasione. Il 36% ha invece dichiarato di essersi ubriacato tanto da non riuscire a parlare almeno una volta.

Inoltre il 45% degli adolescenti assume farmaci, in genere autoprescritti, almeno una volta a settimana.Preoccupante anche l’uso di psicofarmaci non prescritti, principalmente per dormire e per le diete: il 13% delle ragazze e il 6% dei ragazzi ne ha assunti negli ultimi mesi. Per quanto riguarda invece il fumo, nonostante l’abitudine al consumo di tabacco sta calando, ne fa uso il 29% dei 15enni. E almeno il 70% inizia prima di quell’età.

Sul fronte gioco d’azzardo, dallo studio è emerso che il 20% delle ragazze e il 46% dei ragazzi emiliano-romagnoli giocano d’azzardo in modo occasionale. Quasi il 5% dei maschi è invece a rischio di ludopatia. Aumentano anche le ore trascorse ai videogiochi: il 20% dedica a queste atività tre ore al giorno. Il 37% dei 15enni usa il computer, il tablet o lo smartphone per oltre tre ore al giorno. Solo il 31% invece ha letto più di tre libri non scolastici nell’ultimo anno.

Fonte: Repubblica.it

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Carrefour ritira “LA NOSTRA ARANCIATA” della ditta Lurisia per il rischio di possibile rottura della bottiglia di vetro

L’annuncio rivolto ai consumatori è stato diramato dalla catena della grande distribuzione Carrefour e riguarda un’aranciata per il rischio di rottura della bottiglia. Si tratta della bibita “La nostra aranciata” della ditta Lurisia, in bottiglia di vetro da 750 ml. Il lotto ritirato è esclusivamente i lotti numero EAN 8032919465108 – 275 ML (lotto 3816) e EAN 8032919465146 – 750 ML (lotto 3916) con scadenza minima di conservazione (TMC) 09/2018.a_9cf9fcd2fd

Per eventuali informazioni contattare il servizio clienti di acque minerali s.r.l. al numero verde 800-277756 (orario ufficio), oppure tramite e.mail [email protected] Pertanto Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione ormai punto di riferimento per la sicurezza alimentare in Italia, rilanciando l’invito di Carrefour, consiglia ai clienti che hanno acquistato tale prodotto a non consumarlo. L’azienda chiede inoltre di aprire la bottiglia con attenzione, svuotare il contenuto e riportarla vuota al punto vendita per il rimborso.

Giovanni D’AGATA

Prodotti pericolosi: ritirati pennarelli “GIOTTO TURBO SCENT ” della FILA. Contengono fragranze allergizzanti.

La presenza, sul mercato italiano, di pennarelli pericolosi è stato segnalato dal Rapex, il sistema europeo di allarme rapido per i prodotti pericolosi che periodicamente segnala ai vari Stati membri dell’Unione Europea quali beni necessitano di un ritiro immediato dal commercio. La segnalazione di oggi riguarda i pennarelli con inchiostri profumati in 8 differenti fragranze floreali chiamati ” Giotto Turbo Scent ” (codice a barre: 8000825424106 – Categoria: prodotti chimici). Le sostanze contenute nelle loro profumazioni sono in grado di scatenare allergie soprattutto nei più piccoli. Nello specifico le penne contengono fragranze allergizzanti: geraniolo, linolool, alcool benzilico (misurato valori di 300 mg/kg, 340 mg/kg e 150 mg/kg rispettivamente). Non sono indicati nell’elenco degli ingredienti e i consumatori non sono informati della presenza di queste sostanze. In particolare Linolool può provocare sensibilizzazione e reazioni allergiche. Il prodotto non è conforme con i requisiti della direttiva sulla sicurezza del giocattolo. Le analisi, infatti, hanno evidenziato un livello superiore al valore-soglia raccomandato. Il prodotto non è, quindi, conforme al Regolamento REACH sui prodotti chimici e per questo è stato bandito e ritirato dal mercato. Pennarelli multi olfattivi per disegni colorati e profumatissimi, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ma dannosi alla salute soprattutto per i più piccoli, per le sostanze contenute nelle loro profumazioni che sono in grado di scatenare allergie. Il richiamo è seguito all’allarme evidenziato da un test di Que Choisir, associazione dei consumatori francese, che aveva allertato i genitori sul contenuto potenzialmente dannoso dei pennarelli.

Lecce, 4 novembre 2016                                                                                                                                                                                            

Giovanni D’AGATA

Rottamazione delle cartelle di Equitalia, ecco il vademecum

È iniziato il count down per usufruire della possibilità di pagare “scontate” le cartelle esattoriali. Per non avere brutte sorprese, l’avvocato Maurizio Villani ha stilato un Vademecum sui modi come procedere. L’art. 6, del D.L. n.193 del 22 ottobre 2016, pubblicato nella G.U. n.249 del 24 ottobre 2016, consente la definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione negli anni compresi tra il 2000 e il 2015, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”.

downloadIl dettato normativo

Relativamente ai carichi inclusi in ruoli, affidati agli agenti della riscossione negli anni dal 2000 al 2015, i debitori possono estinguere il debito senza corrispondere le sanzioni incluse in tali carichi, gli interessi di mora di cui all’art. 30, c. 1, del D.P.R. n. 602/73, ovvero le sanzioni e le somme aggiuntive di cui all’art. 27, c. 1, del D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, provvedendo al pagamento integrale, anche dilazionato, entro il limite massimo di 4 rate, sulle quali sono dovuti gli interessi nella misura di cui all’art. 21, c. 1, del D.P.R. n. 602 del 1973:

a) delle somme affidate all’agente della riscossione a titolo di capitale e interessi;

b) di quelle maturate a favore dell’agente della riscossione, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 112/1999, a titolo di aggio sulle somme di cui alla lettera a e di rimborso delle spese per le procedure esecutive, nonché di rimborso delle spese di notifica della cartella di pagamento.

Il comma 2 dispone che, ai fini della definizione, il debitore manifesta all’agente della riscossione la sua volontà di avvalersene, rendendo, apposita dichiarazione, con le modalità e in conformità alla modulistica che lo stesso agente della riscossione pubblica sul proprio sito internet in tale dichiarazione il debitore indica altresì il numero di rate nel quale intende effettuare il pagamento, nonchè la pendenza di giudizi aventi ad oggetto i carichi cui si riferisce la dichiarazione, e assume l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi.

L’agente della riscossione comunica ai debitori che hanno presentato la dichiarazione l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione, nonchè quello delle singole rate, e il giorno e il mese di scadenza di ciascuna di esse; in ogni caso, la prime due rate sono ciascuna pari ad 1/3 e la terza e la quarta ciascuna pari ad un 1/6 delle somme dovute, la scadenza della terza rata non può superare il 15 dicembre 2017 e la scadenza della quarta rata non può superare il 15 marzo 2018.

Modalità di pagamento

Pagamento integrale

Pagamento rateale

Le prime 2 rate 1/3 delle somme dovute

Le ultime 2 rate 1/6 delle somme dovute

In caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una rata di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme, la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi oggetto della dichiarazione.

In tal caso, i versamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto a seguito dell’affidamento del carico e non determinano l’estinzione del debito residuo, di cui l’agente della riscossione prosegue l’attività di recupero e il cui pagamento non può essere rateizzato.

A seguito della presentazione della dichiarazione, sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi che sono oggetto di tale dichiarazione. L’agente della riscossione, relativamente ai carichi definibili non può avviare nuove azioni esecutive ovvero iscrivere nuovi fermi amministrativi e ipoteche, fatti salvi i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti alla data di presentazione della dichiarazione, e non può altresì proseguire le procedure di recupero coattivo precedentemente avviate, a condizione che non si sia ancora tenuto il primo incanto con esito positivo ovvero non sia stata presentata istanza di assegnazione ovvero non sia stato gia’ emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati.

Il pagamento delle somme dovute per la definizione puo’ essere effettuato:

a) mediante domiciliazione sul conto corrente eventualmente indicato dal debitore nella dichiarazione resa ai sensi del comma 2;

b) mediante bollettini precompilati, che l’agente della riscossione è tenuto ad allegare alla comunicazione di cui al comma 3, se il debitore non ha richiesto di eseguire il versamento con le modalità previste dalla lettera a del presente comma;

c) presso gli sportelli dell’agente della riscossione.

La normativa prevede che la facoltà di definizione può essere esercitata anche dai debitori che hanno già pagato parzialmente, anche a seguito di provvedimenti di dilazione emessi dall’agente della riscossione, le somme dovute relativamente ai carichi indicati e purchè, rispetto ai piani rateali in essere, risultino adempiuti tutti i versamenti con scadenza dall’1 ottobre al 31 dicembre 2016. In tal caso:

a) si tiene conto esclusivamente degli importi già versati a titolo di capitale e interessi inclusi nei carichi affidati, nonchè, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 112/1999, di aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e delle spese di notifica della cartella di pagamento;

b) restano definitivamente acquisite e non sono rimborsabili le somme versate, anche anteriormente alla definizione, a titolo di sanzioni incluse nei carichi affidati, di interessi di dilazione, di interessi di mora e di sanzioni e somme aggiuntive;

c) il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute ai fini della definizione determina, limitatamente ai carichi definibili, la revoca automatica dell’eventuale dilazione ancora in essere precedentemente accordata dall’agente della riscossione.

La normativa esclude dalla definizione i carichi affidati agli agenti della riscossione recanti:

a) le risorse proprie tradizionali previste dall’art.2, paragrafo 1, lettere a) e b), della decisione 94/728/CE, Euratom del Consiglio, del 31 ottobre 1994, come riformato dalla decisione 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;

b) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 14 del regolamento CE n. 659/1999;

c) i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;

d) le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;

e) le sanzioni amministrative per violazioni al Codice della strada.

La normativa precisa che per le sanzioni relative alle violazioni al Codice della strada, le disposizioni agevolative si applicano limitatamente agli interessi.

Alle somme occorrenti per aderire alla definizione di cui al comma 1, che sono oggetto di procedura concorsuale, si applica la disciplina dei crediti prededucibili di cui agli articoli 111 e 111-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.

Sintesi modalità di pagamento

Al fine di definire i carichi a ruolo, il contribuente dovrà presentare un’apposita dichiarazione, entro il 23 gennaio 2017, con la quale manifesta la volontà di avvalersi della definizione agevolata.

Si deve provvedere al pagamento integrale, anche dilazionato, entro il limite massimo di quattro rate, sulle quali sono dovuti gli interessi.

A sua volta, ricevuta l’istanza, l’agente della riscossione comunica gli importi dovuti.

A seguito del pagamento delle somme, l’agente della riscossione e’ automaticamente discaricato dell’importo residuo

Cosa non si paga

Se il contribuente aderisce a tale procedura non corrisponde le somme dovute a titolo di:

• sanzioni;

• interessi di mora, previsti dall’art. 30, c. 1 del DPR n. 602 del 1973), che sono gli oneri aggiuntivi che si applicano alle somme da pagare in caso di scadenza dei termini previsti (decorsi inutilmente 60 giorni dalla notifica della cartella/avviso, si applicano giornalmente sulle somme richieste a partire dalla data della notifica e fino alla data del pagamento. A partire dai ruoli consegnati dal 13 luglio 2011, gli interessi di mora non sono più calcolati sulle sanzioni pecuniarie tributarie e sugli altri interessi);

• sanzioni e somme aggiuntive dovute sui crediti previdenziali (di cui all’art.27, comma 1, del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46).

Giovanni D’AGATA

Tumori, la ricerca shock: ne causa più un cattivo stile di vita. A dirlo è uno studio Harvard

In molti casi ammalarsi di cancro è solo un fatto di stile di vita. Riassunta così, la conclusione della ricerca condotta dalla prestigiosa Harvard Medical School che ha esaminato i dati sulla salute di 140.000 persone. Secondo i ricercatori, metà delle morti per tumore e tra il 20% ed il 40% dei casi totali di cancro sarebbero prevenibili se solo i cittadini adottassero stili di vita più sani. Alla ricerca hanno partecipato alcuni volontari scelti tra professionisti della sanità, infermieri e medici, quindi cittadini teoricamente con abitudini più igieniste della media. Per i ricercatori, guidati da Edward Giovannucci e Mingyang Song, sono quattro i fattori chiave, non fumare, mantenere un peso sano, evitare di bere alcol pesantemente e fare esercizi fisici, che influenzano fortemente la prevenzione delle neoplasie. I ricercatori hanno diviso i volontari semplicemente in due gruppi: uno che seguiva lo stile di vita sano corrispondente ai quattro fattori più importanti, l’altro no. Gli esperti sottolineano come le neoplasie i cui rischi aumentano maggiormente sulla base di obesità, fumo, bere e mancanza di movimento, risultano quelle legate a colon, seno, polmoni esofago, pancreas. “Il cancro si può prevenire – hanno scritto in un’analisi di commento alla ricerca Graham Colditz e. Siobhan Sutcliffe, esperti della Washington University School di Medicina a St. Louis, addirittura nell’80-90% dei casi per quello dei polmoni evitando di fumare. E nel 60% dei casi per altri tumori comuni come quello del colon o della vescica”.Lo studio di Harvard non ha nemmeno incluso tra i fattori di prevenzione l’attenersi ad una dieta con molta frutta e verdura, ma i due autori hanno sottolineato che questo è generalmente presente nelle abitudini dei più salutisti. Gli studi scientifici e in particolare lo studio odierno, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, puntano l’attenzione sul ruolo significativo dello stile di vita. È bene infatti sottolineare l’importanza delle abitudini quotidiane nell’abbassamento del rischio di sviluppare la malattia, e delle relative regole di prevenzione. In particolare, l’utilizzo di rilevanti strumenti quali screening, diagnosi precoci, e i progressi della ricerca e delle terapie, insieme all’adozione di stili di vita salutari, tra cui una corretta alimentazione, lo svolgimento di attività fisica, l’abbandono dell’abitudine al fumo o all’abuso di alcol.