Il numero di Blue Whale non esiste, ecco cos’è davvero lo 0516041111

Il numero di Blue Whale non esiste, ecco cos’è davvero lo 0516041111
Il numero che circola in una catena di WhatsApp è il centralino di un esercizio commerciale nel bolognese, e non ha nulla a che fare con il gioco della morte Blue Whale. Ecco cosa ci hanno risposto al telefono
Da qualche giorno circola su WhatsApp una catena di Sant’Antonio relativa al fantomatico gioco della morte Blue Whale. Il medesimo testo, con piccole modifiche, sta avendo molte condivisioni anche su Facebook e via sms. Questo è il contenuto del messaggio (ripulito dagli errori grammaticali): *Attenzione* Non rispondete se vi chiama il numero 0516041111, è della Blue Whale. *Fate girare*.

Al di là dell’assurdità della notizia, l’idea che Blue Whale abbia inizio con una telefonata è in disaccordo con tutte le precedenti leggende e versioni pseudoufficiali che circolano a proposito del gioco. Blue Whale, poi, non esiste come organizzazione o società riconosciuta, dunque non possiede certo un numero di telefono ufficiale. Certo, ogni bambino e ragazzino dovrebbe essere istruito a non rispondere a telefonate di sconosciuti, e soprattutto a non fidarsi e a non dare informazioni personali a chi chiama da numeri privati o non salvati in rubrica. In questo caso, però, il numero di telefono condiviso nel messaggio non è affatto minaccioso o sospetto.

Come fatto notare anche dai principali siti di debunking italiani (qui, per esempio), il numero 0516041111 corrisponde a una sede legale di Coop Alleanza 3.0, e in particolare all’esercizio commerciale di Villanova di Castenaso, in provincia di Bologna (il cui prefisso è, appunto, 051).

Fanpage di facebook Balena Felice protesta al fenomeno mediatico Blu Whale i consigli della polizia

Creata da un gruppo di giovani e coordinata dal Social Media @NinoBallariano la Fanpage di facebook @balenafelice uno strumento di protesta al fenomeno mediatico “Blu Whale”. Può essere utile a tutti quei giovani per mandare un segnale di aiuto in mondo a loro familiare (I Social) e dove  spesso vengono dimenticati dai propri genitori. Un mondo questo di cui molti adulti sconoscono la pericolosità!!

“A seguito delle numerose segnalazioni pervenute” e “al fine di individuare la presenza di eventuali soggetti che si dedicano ad indurre minorenni ad atti di autolesionismo e al suicidio attraverso l’uso di canali social e app”, la polizia postale ha attivato una serie di interventi per contrastare il ‘Blue Whale Challenge’.

Obiettivo, “intercettare fenomeni di emulazione nei quali pericolosamente possono incorrere i più giovani in Rete in preda alle mode del momento o guidati da un’improvvida fragilità, magari condivisa con un gruppo di coetanei”, si legge su ‘Una vita da social’.

Il profilo Facebook della polizia – contro questa “pratica che sembrerebbe provenire dalla Russia”, proposta come “una sfida in cui un cosiddetto ‘curatore’ manipola la volontà e suggestiona i ragazzi sino ad indurli, attraverso una serie di 50 azioni pericolose (sporgersi da palazzi, cornicioni e finestre), al suicidio” – offre anche una serie di importanti consigli alle famiglie.

– PER I GENITORI
• Aumentate il dialogo sui temi della sicurezza in rete: parlate con i ragazzi di quello che i media dicono e cercate di far esprimere loro un’opinione su questo fenomeno.

• Prestate attenzione a cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno-veglia: alcuni passi prevedono di autoinfliggersi ferite, di svegliarsi alle 4:20 del mattino per vedere video horror, ascoltare musica triste.

• Se avete il sospetto che vostro figlio frequenti spazi web sulla ‘Balena Blu’ (‘Blue Whale’) parlatene senza esprimere giudizi, senza drammatizzare né sminuire: può capitare che quello che agli adulti sembra ‘roba da ragazzi’ per i ragazzi sia determinante.

• Se vostro figlio/a vi racconta che c’è un compagno/a che partecipa alla sfida ‘Balena Blue’ (‘Blue-Whale’), non esitate a comunicarlo ai genitori del ragazzo se avete un rapporto confidenziale o alla scuola se non conoscete la famiglia; se non siete in grado di identificare con certezza il ragazzo/a in pericolo, recatevi presso un ufficio di Polizia o segnalate i fatti a:

– www.commissariatodips.it

– www.facebook.com/commissariatodips

– www.facebook.com/unavitadasocial

Adolescenti tra alcol, tabacco e gioco d’azzardo

Più della cannabis, usata dal 25% degli adolescenti, colpisce il consumo di alcol, già significativo a 11 anni: l’8% afferma di “bere frequentemente”. Quasi il 5% dei maschi è a rischio di ludopatia. Il 70% inizia a fumare prima dei 15 anni. Alcuni dei dati che emergono dalle “Mappe degli adolescenti” presentate dalla Regione Emilia Romagna.

downloadIl report rappresenta un bilancio sul progetto adolescenza messo in campo tre anni fa da viale Aldo Moro. In esso vengono affrontati i diversi aspetti della vita dei ragazzi emiliano-romagnoli, dalla salute alle relazioni sociali. A preoccupare in maniera significativa sono il consumo di alcol e droghe già in giovanissima età. Il 32% dei giovani dai 15 ai 19 anni ha consumato nell’ultimo mese almeno cinque drink in una sola occasione. Il 36% ha invece dichiarato di essersi ubriacato tanto da non riuscire a parlare almeno una volta.

Inoltre il 45% degli adolescenti assume farmaci, in genere autoprescritti, almeno una volta a settimana.Preoccupante anche l’uso di psicofarmaci non prescritti, principalmente per dormire e per le diete: il 13% delle ragazze e il 6% dei ragazzi ne ha assunti negli ultimi mesi. Per quanto riguarda invece il fumo, nonostante l’abitudine al consumo di tabacco sta calando, ne fa uso il 29% dei 15enni. E almeno il 70% inizia prima di quell’età.

Sul fronte gioco d’azzardo, dallo studio è emerso che il 20% delle ragazze e il 46% dei ragazzi emiliano-romagnoli giocano d’azzardo in modo occasionale. Quasi il 5% dei maschi è invece a rischio di ludopatia. Aumentano anche le ore trascorse ai videogiochi: il 20% dedica a queste atività tre ore al giorno. Il 37% dei 15enni usa il computer, il tablet o lo smartphone per oltre tre ore al giorno. Solo il 31% invece ha letto più di tre libri non scolastici nell’ultimo anno.

Fonte: Repubblica.it

LE NUOVE TECNOLOGIE TRA USO ED ABUSO DA PARTE DEI RAGAZZI: QUAL’E’ IL RUOLO DELLA SCUOLA?

08-11-smsChat ed SMS offrono ai ragazzi un nuovo e potente canale di comunicazione che spesso, però, viene abusato diventando uno strumento che non sviluppa, ma al contrario, impoverisce le competenze relazionali dei giovani. Come può la Scuola rispondere a questo fenomeno che si sta traducendo in una vera “emergenza educativa”?

Negli ultimi anni la diffusione della tecnologia informatica ha introdotto notevoli cambiamenti nello stile di vita di ogni individuo ed ha rappresentato anche un importante elemento di innovazione e supporto alla didattica nelle scuole di ogni ordine e grado. L’uso del PC e di tutti i “gadget informatici” (cellulari al primo posto) è ormai un elemento caratterizzante la vita quotidiana di ognuno di noi. I ragazzi, possessori di questi strumenti in età sempre più precoce, hanno fatto della loro presenza un mezzo indispensabile per le proprie dinamiche di relazione interpersonale. Telefonini e social network in internet rappresentano per i giovani delle estensioni illimitate alle proprie possibilità di comunicazione e rapporto con gli altri. Per loro, inoltre, queste tecnologie multimediali si caratterizzano anche come delle importanti risorse da imparare a conoscere a scuola e da utilizzare in quel contesto per potenziare l’efficacia della propria formazione culturale. La didattica, infatti, risulta ampiamente facilitata dall’ingresso di queste strumentazioni nel mondo dell’insegnamento. Ma quest’uso enormemente intensificato di cellulari e PC negli ultimi anni ha cominciato a far emergere anche problemi nuovi legati proprio al loro abuso o utilizzo disfunzionale tra i giovani e gli adolescenti.
L’USO ATTUALE DEI NUOVI STRUMENTI TECNOLOGICI TRA I GIOVANI – Il Segretario generale dell’Eurispes, Prof. Marco Ricceri, ha illustrato nel corso della Prima Conferenza Internazionale su Media ed Educazione, dati e risultati emersi in particolare dal Rapporto Italia 2007 e dal 7° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Tali dati denunciano che ormai in Italia il 56% dei bambini tra i 9-10 anni ha un telefono cellulare, il 38,7% lo utilizza soprattutto per inviare dei messaggi sms, il 30,2% fa in media da una a tre telefonate al giorno, il 32,5% lo spenge solo prima di andare a dormire. I giovani fra i 16 ed i 24 anni si inviano in media 15 messaggi al giorno.”
Uno studio condotto dal prof. Daniele La Barbera dell’Università di Palermo su un campione di oltre 2.200 studenti delle scuole superiori e pubblicati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, evidenzia che un adolescente italiano su cinque soffre di comportamenti disfunzionali rispetto all’uso di cellulari, di Internet e dei nuovi tecno-apparati. Questi risultati identificano con chiarezza una forma di disagio che, in assenza di contromisure, rischia di innescare perfino vere e proprie forme di dipendenza. Il 22% dei giovani oggetto dell’indagine ha infatti manifestato un atteggiamento eccessivamente ‘immersivo’, trascorrendo troppe ore al computer o mostrando forme di attaccamento quasi maniacali nei riguardi dei ‘gadget’ tecnologici. Questo tipo di tendenza tra i giovani è ormai riscontrata da numerosi studi in campo medico e psicologico.
Lo Psichiatra Vittorino Andreoli analizzando l’impatto che i cellulari ed Internet producono sugli adolescenti sottolinea che, quando questi mezzi vengono loro affidati senza alcun processo educativo, se ne determina spesso una fruizione che “è contraria alla socialità intesa come relazione” e conduce “ad una forma di ‘autismo digitale’ dove alle persone si sostituisce la loro immagine virtuale”.
QUALE RUOLO PUO’ ASSUMERE LA SCUOLA IN RISPOSTA A QUESTO FENOMENO? – È chiaro che con chat, forum e messaggi SMS è nato un nuovo tipo di comunicazione, sintetica, concisa e veloce. Ma che tipo di comunicazione, di dialogo, di relazioni sociali, di cultura si esprime attraverso i messaggi SMS di un telefono cellulare? I giovani di oggi costantemente immersi nella nuova comunicazione digitale, rischiano che il cellulare o lo schermo del computer si trasformino per loro in mediatori delle proprie relazioni interpersonali. Tali mezzi quindi, piuttosto che rappresentare un fattore di ampliamento e di sostegno per affrontare le difficoltà di confronto con gli altri, diventano uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. In tal modo è possibile che la “comunicazione telefonica o telematica” diventi un sostituto della “comunicazione reale”.
La Scuola in tutto ciò, ponendosi il fine della formazione olistica dell’individuo, deve cercare di rispondere a questa moderna emergenza educativa. Ed in questo senso quello che essa può fare è cercare di prevenire il rischio di impoverimento delle capacità personali di comunicazione e relazione interpersonale che la fruizione sconsiderata dei mezzi tecnologici comporta nei ragazzi. A tal proposito la più importante tipologia di intervento è quella di permettere agli studenti di seguire, insieme a tutte le altre discipline curriculari, anche un percorso psico-educativo teso a promuovere lo sviluppo delle competenze socio-emotive dei giovani. In un mondo ormai caratterizzato dalla tecnologia e dalla multimedialità, la Scuola non può esimersi dal perseguire un fine di “alfabetizzazione” che riguardi le nuove forme ed i nuovi linguaggi della comunicazione. Tutto ciò per evitare che, senza un’adeguata educazione, gli adolescenti non si pongano come fruitori consapevoli dei nuovi media rischiando così di sviluppare atteggiamenti disfunzionali rispetto al loro uso e ricevendo, di conseguenza, danno e non beneficio da quelli che dovrebbero essere in realtà solo dei supporti di facilitazione comunicativa.

I GIOVANI E LA MODA

mclaren_196x270Nell’epoca in cui viviamo la moda coinvolge quasi tutti gli ambiti sociali ma si è espressa maggiormente nella sfera del vestire, manifestandosi soprattutto tra i giovani. Ognuno oggi si veste come vuole traendo ispirazione dalla realtà urbana. Eppure non è sempre stato così. Per arrivare a questo si sono susseguite diverse subculture giovanili a partire dagli anni 40. La parola subcultura viene utilizzata nel campo sociologico per indicare un gruppo sociale che accomuna una serie di persone con caratteristiche simili e che si differenzia dalla cultura dominante per stili di vita, visione del mondo e credenze. Uno dei principali teorici delle subculture, Dick Hebdige, ha messo in evidenza il fatto che frequentemente una subcultura tende a differenziarsi dal resto della società soprattutto attraverso il modo di vestire dal momento in cui da sempre l’abbigliamento, il mascheramento e la decorazione hanno costituito lo strumento fondamentale per comunicare attraverso il corpo.

eneralmente si fa risalire la nascita delle subculture giovanili al 1947 che corrisponde all’anno in cui un gruppo di giovani bikers si radunarono in California indossando jeans, stivali e giubbetti di pelle generando un evento di forte impatto sulla puritana società statunitense. In generale le subculture americane hanno seguito la strada pacifista delmovimento beat che si poneva contro l’american way of life basato sulla competizione, sull’aspirazione e sul denaro. Così, nella seconda metà degli anni sessanta il movimento hippie non ha fatto altro che riproporre le basi del movimento beat in California, ampliandone la diffusione sul piano sociale. Nello stesso periodo in Inghilterra nacque il movimento dei rockers, dalla fusione dei bikers con i teddy boys amanti della musica rock’n roll americana. I rockers appartenevano alle famiglie operaie e prediligevano la musica prodotta dai musicisti bianchi. Nei primi anni sessanta ai rockers si affiancò una nuova subcultura con la quale si scontrarono diverse volte, ovvero quella dei mods.

I mods erano amanti del cool jazz e del bel vestire, usavano la brillantina e portavano i capelli corti. Il loro mezzo di trasporto preferito era la Lambretta a cui facevano delle piccole ma vistose modifiche. Nel 1976 nasce il movimento punk la cui invenzione venne attribuita a Malcolm McLaren e alla stilista Vivienne Westwood che avevano insieme un negozio di abbigliamento dove si formò il più famoso gruppo punk: i Sex PistolsI punk avevano una loro specifica musica che ascoltavano ad alto volume, che si caratterizzava per il suono dissonante e per gli acuti molti forti. Si distinguevano per l’uso di collari e per le lesioni che si infliggevano sul corpo per rappresentare la loro condizione d’impotenza nei confronti della società. Dopo i punks, a partire dalla fine degli anni Settanta, nasce una subcultura molto diversa, quella hip hop, i cui membri si caratterizzavano per l’uso delle sneakers con maglie e pantaloni larghi.

Nei primi anni Ottanta nacquero i paninari che sono stati la prima subcultura italiana, i quali rifiutarono il tradizionale abbigliamento del ceto medio e alto a cui appartenevano in favore di un modello più rude e virile per dimostrare di potersi far rispettare senza essere un “figlio di papà”. Solo un decennio più tardi nacque un movimento grunge che si caratterizzava per l’uso di abiti di seconda mano per andare contro la società consumistica.

MINORI: PRESENTAZIONE DATI MOIGE SU ALCOL, FUMO, GIOCHI CON VINCITE IN DENARO, VIDEOGIOCHI 18+, PORNOGRAFIA

giovani teenagersL’indagine, condotta nel 2014 nelle scuole del territorio nazionale su un campione di 1.845 minori di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, si articola in 5 aree di rischio: alcol, fumo, giochi con vincite in denaro, pornografia e videogiochi 18+. 



ALCOL. Il consumo di bevande alcoliche è un fenomeno largamente diffuso tra i giovani: 2 su 3 dichiarano di aver bevuto almeno una volta. La percentuale arriva all’86,5% tra gli studenti di scuola superiore e, tra questi, 1 su 2 afferma di bere “abitualmente” o perlomeno “in diverse occasioni”. Tra i ragazzi di scuola media le percentuali di trasgressori sono dimezzate (45,6%), ma pur sempre allarmanti. Anche sul versante della quantità 1 studente di superiori su 4 afferma di aver bevuto, negli ultimi 3 mesi, almeno 4 bicchieri di alcolici ogni qualvolta se ne sia presentata l’occasione, legittimando la stessa percentuale di coloro che, nel medesimo arco temporale, si sono ubriacati almeno una volta. Solo 6 intervistati su 10 conoscono il divieto di vendita alcolici a minori di 18 anni. Di pari passo va la mancata segnalazione del divieto (43%) nei luoghi dove sono stati acquistati gli alcolici e la disarmante percentuale del 65,6% (più di 1 caso su 2) in cui il venditore non ha verificato la maggiore età dell’acquirente. I genitori disapprovano fortemente il consumo di alcol (8 su 10) e, in più della metà dei casi (58,6%), entrambi lo hanno vietato ai figli; tuttavia, se ci soffermiamo sul campione degli studenti di scuole superiori, si coglie un preoccupante 39,1% di rispondenti a cui i genitori non hanno posto alcun veto sul consumo di bevande alcoliche. I fattori che determinano l’avvicinamento agli alcolici sono assimilabili alle pressioni e all’approvazione da parte degli amici, mentre la presenza di regole certe all’interno della famiglia riduce questo comportamento pericoloso. 
FUMO. Il 40% dichiara di aver provato almeno una sigaretta. Allarmante il 17,3% degli studenti di scuola superiore che afferma di averne fumate almeno un pacchetto al giorno e il 53,2% di studenti di scuola media che affermano di fumare quotidianamente fino a 5 sigarette. Per il 75% di coloro che hanno provato, la prima sigaretta è arrivata tra i 12 e i 15 anni. Il gruppo dei pari si mostra come il contesto privil egiato per il consumo di lavorati del tabacco: circa 4 adolescenti su 5 dichiarano di fumare “in compagnia di amici”. I genitori disapprovano l’uso delle sigarette tra i figli (85%), ma non sempre sono al corrente delle loro cattive abitudini. Infatti, 1 minore su 2 fuma a ll’insaputa dei propri genitori. Un altro aspetto significativo è rappresentato dalla conoscenza della legge che vieta l’accesso al tabacco ai minorenni. Il 25% degli intervistati dichiara di ignorare l’esistenza del decreto Balduzzi o addirittura ritiene che il divieto sia posto ad un’età più bassa dei 18 anni. La stessa percentuale dichiara di non aver mai visto nelle tabaccherie avvisi inerenti i divieti di vendita per i minori, mentre in 7 casi su 10 i venditori non hanno mai verificato la maggiore età dell’acquirente. 
GIOCHI CON VINCITE IN DENARO. Negli ultimi 12 mesi tra gli studenti di scuola superiore 1 su 4 ha giocato almeno una volta presso punti vendita, mentre tra i più giovani (11-13 an ni) la percentuale dei giocatori scende al 10,3%. Online il dato decresce sino al 16% per gli studenti delle superiori e al 7,6% per quelli di scuola media. Sul web e nei punti vendita i giochi più praticati sono le scommesse sportive (30%). Un aspetto positivo &e grave; correlato alla conoscenza della legge da parte di 8 intervistati su 10. Grave e preoccupante che 1 giovane su 2 dichiari di non aver mai ricevuto richieste di verifica dell’età da parte del personale del punto gioco; su Internet questa istanza manca del tutto nel 20% dei casi.Troppo permissivo e complice l’atteggiamento dei genitori, che pur essendo a conoscenza (nell’80% dei casi) dell’attività ludica del figlio, la vietano in modo differente a seconda dell’et& agrave;: dai 7 casi su 10 per gli studenti di scuola media si scende al 50,6% per gli studenti di scuola superiore. Si conferma anche in quest’ambito come la presenza di regole e coesione familiare siano fattori di protezione del minore dai giochi con vincite in denaro. 
PORNOGRAFIA. Gli studenti più giovani si differenziano in maniera evidente da quelli più grandi. In valori percentuali la visione di immagini porno, che nei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni si attesta al 32%, è quasi raddoppiata se prendiamo in considerazione gli studenti di scuola superiore (58,8%). La stessa tendenza si verifica anche con i video con percentuali che balzano dal 30,5% tra i più piccoli al 58,6% dei più grandi. Un exploit correlato all’età, ma non al sesso degli intervistati, che sono in ogni caso prevalentemente maschi. La fruizione del porno avviene da soli o con amici della stessa età, attraverso tablet e telefonino (40,5% per le immagini, 36% per i filmati) o da casa attraverso un pc (29,6% per le immagini, 34,5% per i video). Negli ultimi 12 mesi inoltre circa il 30% degli studenti che hanno visto immagini o video porno, di entrambi i livelli scolastici, dichiara di averlo fatto con una certa frequenza (spesso o molto spesso). Sul versante della conoscenza della norma, al 64% del campione che afferma di conoscere la legge, si affianca il 24,5% di coloro che considerano una semplice raccomandazione la visione di questi contenuti da parte di un pubblico adulto. Inoltre il 56,6% degli intervistati tra coloro che hanno acquistato porno negli esercizi commerciali dichiara di non aver mai dovuto esibire un documento d’identità. La disapprovazione da parte dei genitori si verifica per 8 studenti su 10 di scuola media e per 1 studente su 2 (55,1%) di scuola superiore, a riprova di come il controllo dei genitori cali con l’aumentare dell’età. Nonostante ciò si conferma la relazione positiva che lega la presenza di regole alla minore propensione dei giovani al consumo di porno. 
VIDEOGIOCHI 18+. I videogiochi non adatti ai minori sono ampiamente diffusi tra i giovani tra gli 11 e i 18 anni.Ne fa uso il 35,1% degli studenti di scuola media e il 43,5% di quelli di scuola superiore. Il videogioco viene fruito prevalentemente in casa (38%), in presenza di amici o da soli (1 su 3): in questo contesto d’uso prevale il gioco offline praticato da 4 intervistati su 10, mentre 2 su 10 dichiarano di connettersi in rete per giocare. L’acquisto dei videogames non adatti avviene nell’80% dei casi presso negozi. Il 41,5% dei minori dichiara di non aver visto alcun avviso che consigliava la vendita del prodotto ad un pubblico adulto. In merito alla conoscenza dei sistemi interna zionali di classificazione dei videogiochi, che stabiliscono l’età minima consigliata per giocare, solo 1 studente su 4 di scuola media e 1 su 3 di scuola superiore è conscio che il codice PEGI si limita a sconsigliare i prodotti videoludici, ma non a vietarli. Il 44% del campione è convinto che si tratti di reali vincoli normativi all’uso dei videogiochi da parte dei minorenni. Il dato più preoccupante riguarda la permissività dei genitori: seppur “sempre” al corrente dell’uso di questi prodotti da parte degli adolescenti (in 7 casi su 10), essi non impongono divieti al 70% degli studenti di scuola superiore e al 35% di quelli di scuola media. Anche in questo caso la presenza di regole e la disapprovazione dei videogiochi 18+ all’interno del contesto familiare determinano una minore propensione del minore ad avvicinarsi a questi prodotti loro vietati. 
“Unitamente al ruolo educativo dei genitori, la diffusione di questi comportamenti trasgressivi impone alla società civile, ai fornitori e alle istituzioni una maggiore responsabilità. Nei settori dove esiste una legge è necessaria la collaborazione di venditori e provider per impedire l’acquisto e la fruizione da parte dei minori di alcol, fumo, giochi con vincite in denaro e pornografia. Sul fronte dei videogiochi auspichiamo che le raccomandazioni contenute nei sistemi di classificazione internazionale siano recepite con una norma apposita, che tuteli i minori dall’accesso ai videogiochi 18+.Il messaggio forte che emerge dall’indagine è il crollo del paradigma del “Vietato vietare”. Questa idea educativa, per decenni in voga è smentita dai dati che evidenziano, come nelle famiglie fondate su regole chiare e decisi “no”, i figli siano meno portati a comportamenti a rischio. Noi genitori abbiamo bisogno del contributo di tutti e non possiamo essere lasciati soli in questa importante sfida educativa” ha dichiarato Maria Rita Munizzi, presidente nazionale Moige – movimento genitori. 

fonte articolo Imgpress

 

Alimentazione sana, protocollo tra l’Itte Majorana e Slow Food

majorana_slowfood_200_200Per la prima volta in collaborazione con l’I.T.T. E. Majorana di Milazzo, l’Associazione no profit Slow Food, nelle vesti del presidente Saro Gugliotta, trasferisce sui banchi la cultura del cibo. A introdurre la conferenza sul tema dell’alimentazione consapevole il dirigente Stello Vadalà che, rivolgendosi ai numerosi studenti presenti nell’aula magna dell’Istituto, sottolinea quanto essenziale sia nutrirsi in maniera intelligente. “L’Expo e la Slow Food sono la chance che dobbiamo sfruttare – aggiunge Vadalà – per acquisire consapevolezza sul cibo e sull’importanza di una sana alimentazione. Spesso i giovani trascurano certe tematiche, a dispetto della loro stessa salute nonché della valorizzazione del proprio territorio in ambito agroalimentare che potrebbe derivarne”.

Ed è proprio per la salvaguardia e il consumo dei prodotti d’eccellenza del territorio che si adopera l’Associazione Slow Food, col suo bagaglio venticinquennale di esperienza in tutto il mondo. Da Bra, in provincia di Cuneo, la Slow Food si è estesa a macchia d’olio in tutto il mondo, allo scopo di restituire valore al cibo, nel rispetto di chi lo produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie inoltre ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali. Il protocollo di intesa fra il Majorana e la Slow Food – sezione Val Demone in provincia di Messina, nasce nell’ambito del progetto Expo 2015, cui scuola e Associazione si preparano, e si prefigge di proseguire in futuro, sensibilizzando sempre nuove generazioni. Biodiversità e dieta mediterranea sono i temi centrali dell’Expo sui quali stanno lavorando i giovani studenti del Majorana, nella misura in cui l’Expo si apre alle scuole e le coinvolge, e coincidono esattamente con i valori essenziali della Slow Food. “Buono, pulito e giusto” è il cibo su cui si sofferma il presidente Gugliotta, definendone le caratteristiche, durante la conferenza. Grande l’attenzione dei presenti, a riprova di quanto indispensabile sia, oggi, l’educazione alimentare rivolta ai giovani.

fonte articolo Oggi milazzo

Nasce Amorfood, progetto di due giovani imprenditori siciliani che unisce arte, cibi selezionati e itinerari turistici alla scoperta di luoghi memorabili

 

Antonella Amorelli

Unire i sapori unici della Sicilia con l’arte contemporanea, dando visibilità a una rete di piccoli produttori locali, e scoprire alcuni luoghi memorabili dell’Isola attraverso itinerari turistici appositamente pensati.
È tutto questo Amorfood, progetto di due giovani imprenditori siciliani, Andrea Mulè e Andrea Di Rosa, con la direzione artistica di Antonella Amorelli, già coordinatrice e anima di Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia e oggi direttrice di AmorLab. Continua a leggere

Supplenze a Scuola, i posti di lavoro disponibili per l’anno scolastico 2014/2015

giovani scuola2Possibilità di impiego per varie figure professionali per l’anno scolastico in corso 2014/2015. Le opportunità che si prospettano non sono solo per l’Italia, infatti con messaggio del 30 ottobre 2014, il Ministero degli Affari Esteri ha comunicato l’elenco dei posti di contingente nelle sedi estere disponibili per l’anno in corso. Continua a leggere