PEREGRINATIO DELL’URNA RELIQUIARIO DEL TRANSITO E DEL PRODIGIOSO BRACCIO DI SAN ROCCO . DAL 13 AL 19 AGOSTO CALDERA BARCELLONA P.G (ME)

PEREGRINATIO DELL’URNA RELIQUIARIO DEL TRANSITO E DEL PRODIGIOSO BRACCIO DI SAN ROCCO .
DAL 13 AL 19 AGOSTO  CALDERA  BARCELLONA P.G (ME)
Carissimi amici di San Rocco , cari cittadini di Caldera ( Barcellona P.G. e devoti di San Rocco ,
Con immensa gioia posso annunciarvi che quest’anno per la festa liturgica del nostro amico e patrono San Rocco le sue Reliquie saranno ospiti dal 13 al 18 agosto nella stupenda terra siciliana esattamente nella comunità di Caldera Barcellona P.G. Me .
Tutta la comunità unitamente alle località vicine e all’intera regione Sicilia , vivrà in questi giorni , un momento di particolare intensità spirituale in occasione della storica visita delle reliquie insigni di San Rocco , patrono di Caldera come di moltissime comunità dell’isola .
AMICI cari sarà un occasione unica per rinnovare la nostra fede , rinvigorire la vita spirituale , celebrare l’essere Chiesa in cammino sulla strada della Santità assieme ad un campione di fede e carità .
Sono certo che la comunità di Caldera’ che in occasione dell’arrivo delle Reliquie ha voluto anche associarsi alla nostra grande famiglia degli Amici di San Rocco per intraprendere un cammino spirituale sulle orme del pellegrino di Montpellier sarà anche pronta ad accogliere tutti i pellegrini e devoti che affluiranno da località vicine e lontane .
Sarà occasione per conoscere più intimamente , spiritualmente la vita di un pellegrino , di un uomo , di un santo di un amico e poter riflettere  sulla modernità del messaggio di San Rocco.
C’e una profonda coerenza di fondo nell’esperienza di questo giovane ricco che accoglie il messaggio evangelico e lo fa suo fino alle estreme conseguenze: cede i suoi beni, va verso una terra ignota, diventa “ospite” negli alloggi di fortuna che incontra lungo la strada, si fa “servo” verso ammalati nel fisico e nello spirito. Il tutto come “un’ombra che passa”,  senza lasciare apparentemente traccia nella storia umana. Non beni, non opere di elevato ingegno, non filosofie o potere, nemmeno un’immagine, un nome, una data  scritta o pubblicata per farne conoscere la grandezza del cuore e dello spirito. Eppure Dio gli ha dato un dono speciale che egli elargisce a piene mani, diventando uno dei santi intercessori per antonomasia in tutto il mondo cristiano, ben oltre i confini della propria terra.
La presenza dei resti mortali di San Rocco dovrà spronare tutti a ripartire con maggior vigore e entusiasmo nel cammino di fede personale , parrocchiale e di ogni cristiano .
È questo l’augurio che rivolgo a tutti voi amici e devoti di San Rocco come indegno custode delle sue reliquie perché dinnanzi alle sacre spoglie , vogliamo rinnovare insieme nell’unico Spirito la nostra fede nel Dio misericordioso e nel suo Figlio Gesù nostro Salvatore .
Il guardiano delle Reliquie di San Rocco
Fratel Costantino

meetup Barcellona in Movimento…La Piazza è mia!!

Il meetup Barcellona in Movimento, successivamente alla manifestazione ” La Piazza è mia” tenutasi nel weekend del 17 e 18 Settembre 2016, per far riappropriare gli abitanti del Petraro dei propri spazi comuni, constatando il degrado in cui si trovava e si trova la piazza Verga ha promosso una petizione cittadina per rendere più sicuro ed agibile detti spazi.

Le firme raccolte sono stateconsegnate al Comune in data 23 Marzo 2017, e dalle ultime informazioni ricevute, ci è stato assicurato che l’Amministrazione Comunale provvederà a fare tutto il possibile per venire incontro alle richiestre effettuate dai cittadini, al fine di pulire e mettere in sicurezza la piazza, ripristinando i tombini divelti, le panchine e i giochi per bambini.

Sarà nostra cura seguire da vicino gli sviluppi della situazione tenendovi aggiornati sugli stessi.

LE NUOVE TECNOLOGIE TRA USO ED ABUSO DA PARTE DEI RAGAZZI: QUAL’E’ IL RUOLO DELLA SCUOLA?

08-11-smsChat ed SMS offrono ai ragazzi un nuovo e potente canale di comunicazione che spesso, però, viene abusato diventando uno strumento che non sviluppa, ma al contrario, impoverisce le competenze relazionali dei giovani. Come può la Scuola rispondere a questo fenomeno che si sta traducendo in una vera “emergenza educativa”?

Negli ultimi anni la diffusione della tecnologia informatica ha introdotto notevoli cambiamenti nello stile di vita di ogni individuo ed ha rappresentato anche un importante elemento di innovazione e supporto alla didattica nelle scuole di ogni ordine e grado. L’uso del PC e di tutti i “gadget informatici” (cellulari al primo posto) è ormai un elemento caratterizzante la vita quotidiana di ognuno di noi. I ragazzi, possessori di questi strumenti in età sempre più precoce, hanno fatto della loro presenza un mezzo indispensabile per le proprie dinamiche di relazione interpersonale. Telefonini e social network in internet rappresentano per i giovani delle estensioni illimitate alle proprie possibilità di comunicazione e rapporto con gli altri. Per loro, inoltre, queste tecnologie multimediali si caratterizzano anche come delle importanti risorse da imparare a conoscere a scuola e da utilizzare in quel contesto per potenziare l’efficacia della propria formazione culturale. La didattica, infatti, risulta ampiamente facilitata dall’ingresso di queste strumentazioni nel mondo dell’insegnamento. Ma quest’uso enormemente intensificato di cellulari e PC negli ultimi anni ha cominciato a far emergere anche problemi nuovi legati proprio al loro abuso o utilizzo disfunzionale tra i giovani e gli adolescenti.
L’USO ATTUALE DEI NUOVI STRUMENTI TECNOLOGICI TRA I GIOVANI – Il Segretario generale dell’Eurispes, Prof. Marco Ricceri, ha illustrato nel corso della Prima Conferenza Internazionale su Media ed Educazione, dati e risultati emersi in particolare dal Rapporto Italia 2007 e dal 7° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Tali dati denunciano che ormai in Italia il 56% dei bambini tra i 9-10 anni ha un telefono cellulare, il 38,7% lo utilizza soprattutto per inviare dei messaggi sms, il 30,2% fa in media da una a tre telefonate al giorno, il 32,5% lo spenge solo prima di andare a dormire. I giovani fra i 16 ed i 24 anni si inviano in media 15 messaggi al giorno.”
Uno studio condotto dal prof. Daniele La Barbera dell’Università di Palermo su un campione di oltre 2.200 studenti delle scuole superiori e pubblicati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, evidenzia che un adolescente italiano su cinque soffre di comportamenti disfunzionali rispetto all’uso di cellulari, di Internet e dei nuovi tecno-apparati. Questi risultati identificano con chiarezza una forma di disagio che, in assenza di contromisure, rischia di innescare perfino vere e proprie forme di dipendenza. Il 22% dei giovani oggetto dell’indagine ha infatti manifestato un atteggiamento eccessivamente ‘immersivo’, trascorrendo troppe ore al computer o mostrando forme di attaccamento quasi maniacali nei riguardi dei ‘gadget’ tecnologici. Questo tipo di tendenza tra i giovani è ormai riscontrata da numerosi studi in campo medico e psicologico.
Lo Psichiatra Vittorino Andreoli analizzando l’impatto che i cellulari ed Internet producono sugli adolescenti sottolinea che, quando questi mezzi vengono loro affidati senza alcun processo educativo, se ne determina spesso una fruizione che “è contraria alla socialità intesa come relazione” e conduce “ad una forma di ‘autismo digitale’ dove alle persone si sostituisce la loro immagine virtuale”.
QUALE RUOLO PUO’ ASSUMERE LA SCUOLA IN RISPOSTA A QUESTO FENOMENO? – È chiaro che con chat, forum e messaggi SMS è nato un nuovo tipo di comunicazione, sintetica, concisa e veloce. Ma che tipo di comunicazione, di dialogo, di relazioni sociali, di cultura si esprime attraverso i messaggi SMS di un telefono cellulare? I giovani di oggi costantemente immersi nella nuova comunicazione digitale, rischiano che il cellulare o lo schermo del computer si trasformino per loro in mediatori delle proprie relazioni interpersonali. Tali mezzi quindi, piuttosto che rappresentare un fattore di ampliamento e di sostegno per affrontare le difficoltà di confronto con gli altri, diventano uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. In tal modo è possibile che la “comunicazione telefonica o telematica” diventi un sostituto della “comunicazione reale”.
La Scuola in tutto ciò, ponendosi il fine della formazione olistica dell’individuo, deve cercare di rispondere a questa moderna emergenza educativa. Ed in questo senso quello che essa può fare è cercare di prevenire il rischio di impoverimento delle capacità personali di comunicazione e relazione interpersonale che la fruizione sconsiderata dei mezzi tecnologici comporta nei ragazzi. A tal proposito la più importante tipologia di intervento è quella di permettere agli studenti di seguire, insieme a tutte le altre discipline curriculari, anche un percorso psico-educativo teso a promuovere lo sviluppo delle competenze socio-emotive dei giovani. In un mondo ormai caratterizzato dalla tecnologia e dalla multimedialità, la Scuola non può esimersi dal perseguire un fine di “alfabetizzazione” che riguardi le nuove forme ed i nuovi linguaggi della comunicazione. Tutto ciò per evitare che, senza un’adeguata educazione, gli adolescenti non si pongano come fruitori consapevoli dei nuovi media rischiando così di sviluppare atteggiamenti disfunzionali rispetto al loro uso e ricevendo, di conseguenza, danno e non beneficio da quelli che dovrebbero essere in realtà solo dei supporti di facilitazione comunicativa.

A Macerata nasce un progetto eversivo per il calcio giovanile

2016-08-30_123324Ex giocatori e dirigenti parlano sul palco davanti alla platea attenta, al centro di una piazza storica, mentre a pochi metri una decina di bambini si rotola gioiosamente su cuscini di velluto, trasformando la piazza come meglio non poteva: in un campo di gioco. A Macerata sta nascendo un progetto che ha seri rischi di restare impopolare, perché vuole ribaltare i piani e lasciare la scena ai giovani calciatori: vogliono creare una scuola calcio in cui non si costruiscono giocatori bonsai, soldatini ubbidienti, ma bambini liberi, capaci di toccare il pallone con l’esterno del piede, la suola, di tacco. Continua a leggere

MINORI: PRESENTAZIONE DATI MOIGE SU ALCOL, FUMO, GIOCHI CON VINCITE IN DENARO, VIDEOGIOCHI 18+, PORNOGRAFIA

giovani teenagersL’indagine, condotta nel 2014 nelle scuole del territorio nazionale su un campione di 1.845 minori di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, si articola in 5 aree di rischio: alcol, fumo, giochi con vincite in denaro, pornografia e videogiochi 18+. 



ALCOL. Il consumo di bevande alcoliche è un fenomeno largamente diffuso tra i giovani: 2 su 3 dichiarano di aver bevuto almeno una volta. La percentuale arriva all’86,5% tra gli studenti di scuola superiore e, tra questi, 1 su 2 afferma di bere “abitualmente” o perlomeno “in diverse occasioni”. Tra i ragazzi di scuola media le percentuali di trasgressori sono dimezzate (45,6%), ma pur sempre allarmanti. Anche sul versante della quantità 1 studente di superiori su 4 afferma di aver bevuto, negli ultimi 3 mesi, almeno 4 bicchieri di alcolici ogni qualvolta se ne sia presentata l’occasione, legittimando la stessa percentuale di coloro che, nel medesimo arco temporale, si sono ubriacati almeno una volta. Solo 6 intervistati su 10 conoscono il divieto di vendita alcolici a minori di 18 anni. Di pari passo va la mancata segnalazione del divieto (43%) nei luoghi dove sono stati acquistati gli alcolici e la disarmante percentuale del 65,6% (più di 1 caso su 2) in cui il venditore non ha verificato la maggiore età dell’acquirente. I genitori disapprovano fortemente il consumo di alcol (8 su 10) e, in più della metà dei casi (58,6%), entrambi lo hanno vietato ai figli; tuttavia, se ci soffermiamo sul campione degli studenti di scuole superiori, si coglie un preoccupante 39,1% di rispondenti a cui i genitori non hanno posto alcun veto sul consumo di bevande alcoliche. I fattori che determinano l’avvicinamento agli alcolici sono assimilabili alle pressioni e all’approvazione da parte degli amici, mentre la presenza di regole certe all’interno della famiglia riduce questo comportamento pericoloso. 
FUMO. Il 40% dichiara di aver provato almeno una sigaretta. Allarmante il 17,3% degli studenti di scuola superiore che afferma di averne fumate almeno un pacchetto al giorno e il 53,2% di studenti di scuola media che affermano di fumare quotidianamente fino a 5 sigarette. Per il 75% di coloro che hanno provato, la prima sigaretta è arrivata tra i 12 e i 15 anni. Il gruppo dei pari si mostra come il contesto privil egiato per il consumo di lavorati del tabacco: circa 4 adolescenti su 5 dichiarano di fumare “in compagnia di amici”. I genitori disapprovano l’uso delle sigarette tra i figli (85%), ma non sempre sono al corrente delle loro cattive abitudini. Infatti, 1 minore su 2 fuma a ll’insaputa dei propri genitori. Un altro aspetto significativo è rappresentato dalla conoscenza della legge che vieta l’accesso al tabacco ai minorenni. Il 25% degli intervistati dichiara di ignorare l’esistenza del decreto Balduzzi o addirittura ritiene che il divieto sia posto ad un’età più bassa dei 18 anni. La stessa percentuale dichiara di non aver mai visto nelle tabaccherie avvisi inerenti i divieti di vendita per i minori, mentre in 7 casi su 10 i venditori non hanno mai verificato la maggiore età dell’acquirente. 
GIOCHI CON VINCITE IN DENARO. Negli ultimi 12 mesi tra gli studenti di scuola superiore 1 su 4 ha giocato almeno una volta presso punti vendita, mentre tra i più giovani (11-13 an ni) la percentuale dei giocatori scende al 10,3%. Online il dato decresce sino al 16% per gli studenti delle superiori e al 7,6% per quelli di scuola media. Sul web e nei punti vendita i giochi più praticati sono le scommesse sportive (30%). Un aspetto positivo &e grave; correlato alla conoscenza della legge da parte di 8 intervistati su 10. Grave e preoccupante che 1 giovane su 2 dichiari di non aver mai ricevuto richieste di verifica dell’età da parte del personale del punto gioco; su Internet questa istanza manca del tutto nel 20% dei casi.Troppo permissivo e complice l’atteggiamento dei genitori, che pur essendo a conoscenza (nell’80% dei casi) dell’attività ludica del figlio, la vietano in modo differente a seconda dell’et& agrave;: dai 7 casi su 10 per gli studenti di scuola media si scende al 50,6% per gli studenti di scuola superiore. Si conferma anche in quest’ambito come la presenza di regole e coesione familiare siano fattori di protezione del minore dai giochi con vincite in denaro. 
PORNOGRAFIA. Gli studenti più giovani si differenziano in maniera evidente da quelli più grandi. In valori percentuali la visione di immagini porno, che nei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni si attesta al 32%, è quasi raddoppiata se prendiamo in considerazione gli studenti di scuola superiore (58,8%). La stessa tendenza si verifica anche con i video con percentuali che balzano dal 30,5% tra i più piccoli al 58,6% dei più grandi. Un exploit correlato all’età, ma non al sesso degli intervistati, che sono in ogni caso prevalentemente maschi. La fruizione del porno avviene da soli o con amici della stessa età, attraverso tablet e telefonino (40,5% per le immagini, 36% per i filmati) o da casa attraverso un pc (29,6% per le immagini, 34,5% per i video). Negli ultimi 12 mesi inoltre circa il 30% degli studenti che hanno visto immagini o video porno, di entrambi i livelli scolastici, dichiara di averlo fatto con una certa frequenza (spesso o molto spesso). Sul versante della conoscenza della norma, al 64% del campione che afferma di conoscere la legge, si affianca il 24,5% di coloro che considerano una semplice raccomandazione la visione di questi contenuti da parte di un pubblico adulto. Inoltre il 56,6% degli intervistati tra coloro che hanno acquistato porno negli esercizi commerciali dichiara di non aver mai dovuto esibire un documento d’identità. La disapprovazione da parte dei genitori si verifica per 8 studenti su 10 di scuola media e per 1 studente su 2 (55,1%) di scuola superiore, a riprova di come il controllo dei genitori cali con l’aumentare dell’età. Nonostante ciò si conferma la relazione positiva che lega la presenza di regole alla minore propensione dei giovani al consumo di porno. 
VIDEOGIOCHI 18+. I videogiochi non adatti ai minori sono ampiamente diffusi tra i giovani tra gli 11 e i 18 anni.Ne fa uso il 35,1% degli studenti di scuola media e il 43,5% di quelli di scuola superiore. Il videogioco viene fruito prevalentemente in casa (38%), in presenza di amici o da soli (1 su 3): in questo contesto d’uso prevale il gioco offline praticato da 4 intervistati su 10, mentre 2 su 10 dichiarano di connettersi in rete per giocare. L’acquisto dei videogames non adatti avviene nell’80% dei casi presso negozi. Il 41,5% dei minori dichiara di non aver visto alcun avviso che consigliava la vendita del prodotto ad un pubblico adulto. In merito alla conoscenza dei sistemi interna zionali di classificazione dei videogiochi, che stabiliscono l’età minima consigliata per giocare, solo 1 studente su 4 di scuola media e 1 su 3 di scuola superiore è conscio che il codice PEGI si limita a sconsigliare i prodotti videoludici, ma non a vietarli. Il 44% del campione è convinto che si tratti di reali vincoli normativi all’uso dei videogiochi da parte dei minorenni. Il dato più preoccupante riguarda la permissività dei genitori: seppur “sempre” al corrente dell’uso di questi prodotti da parte degli adolescenti (in 7 casi su 10), essi non impongono divieti al 70% degli studenti di scuola superiore e al 35% di quelli di scuola media. Anche in questo caso la presenza di regole e la disapprovazione dei videogiochi 18+ all’interno del contesto familiare determinano una minore propensione del minore ad avvicinarsi a questi prodotti loro vietati. 
“Unitamente al ruolo educativo dei genitori, la diffusione di questi comportamenti trasgressivi impone alla società civile, ai fornitori e alle istituzioni una maggiore responsabilità. Nei settori dove esiste una legge è necessaria la collaborazione di venditori e provider per impedire l’acquisto e la fruizione da parte dei minori di alcol, fumo, giochi con vincite in denaro e pornografia. Sul fronte dei videogiochi auspichiamo che le raccomandazioni contenute nei sistemi di classificazione internazionale siano recepite con una norma apposita, che tuteli i minori dall’accesso ai videogiochi 18+.Il messaggio forte che emerge dall’indagine è il crollo del paradigma del “Vietato vietare”. Questa idea educativa, per decenni in voga è smentita dai dati che evidenziano, come nelle famiglie fondate su regole chiare e decisi “no”, i figli siano meno portati a comportamenti a rischio. Noi genitori abbiamo bisogno del contributo di tutti e non possiamo essere lasciati soli in questa importante sfida educativa” ha dichiarato Maria Rita Munizzi, presidente nazionale Moige – movimento genitori. 

fonte articolo Imgpress

 

Supplenze a Scuola, i posti di lavoro disponibili per l’anno scolastico 2014/2015

giovani scuola2Possibilità di impiego per varie figure professionali per l’anno scolastico in corso 2014/2015. Le opportunità che si prospettano non sono solo per l’Italia, infatti con messaggio del 30 ottobre 2014, il Ministero degli Affari Esteri ha comunicato l’elenco dei posti di contingente nelle sedi estere disponibili per l’anno in corso. Continua a leggere

LA PAURA DI VIVERE NON SI VINCE CON L’ALCOL NÈ CON LA DROGA!

LA PAURA DI VIVERE NON SI VINCE CON L'ALCOL NÈ CON LA DROGA!di Vincenzo Andraous. Il ragazzo è disteso a terra, il vomito alle labbra, un adolescente in rianimazione, tra la vita e la morte, la balbuzie esistenziale che non porta conforto né riparazione, solamente disperazione, coma etilico a tredici, quindici, diciotto anni, morire per abuso di sostanze non è un reality da playstation, Poco più di un bambino, strangolato dall’alcol, dalla cecità ottusa dell’età, dai desideri adulti improvvisamente insopportabili, sconosciuti e prepotenti. Quando un ragazzo rotola giù dall’amore che non arriva al cuore, la consuetudine sta nell’uso delle parole sempre più inutili, anche false, perché giustificano sempre e comunque, oppure nel rifugiarsi nella riparazione della “deduzione logica “, negli editti delle buone intenzioni, le solite frasi a effetto. 

Un giovanissimo o poco di più, la spirale del rischio estremo, come se tutto fosse nella norma, accadimenti di routine, una specie di ben nota abitudine all’evento critico, non c’è altro da fare che raccogliere i cocci e sperare di riuscire ancora a rimetterli insieme, ma come amaramente s’è visto non sempre s’arriva in tempo. Invece c’è qualcosa in più che deteriora gli anni più belli della gioventù, c’è qualcosa in meno a cui aggrapparsi per non andare incontro a un coma etilico a quattordici anni, c’è qualcosa che si sottrae confermando la sua presenza. Rammento qualche anno addietro in una scuola del trentino, anche lì, un ragazzo di quattordici anni, stramazzato al suolo, in coma etilico, pensate: alle nove del mattino. Fui invitato come operatore della Comunità Casa del Giovane di Pavia a raccontare la mia storia personale, senza badare troppo alla punteggiatura, per fare prevenzione, informare, comunicare, e non dare scampo alle giustificazioni, smetterla con l’incoerenza ipocrita, quando la richiesta di aiuto rimane appesa a mezz’aria, quando con amarezza ti accorgi che l’intero uditorio, ammutolito e scosso, è mancante di qualcosa, di qualcuno, c’è un’assenza che non è riconducibile solamente a quel giovane scivolato tra la vita e… La morte. Ma ieri, e ieri l’altro ancora, qui, più lontano, più vicino, quando quell’adolescente crollava a terra, dove erano gli adulti deputati a conoscere, a leggere, a decodificare? Chissà se c’è davvero coscienza della distrazione che ha aiutato a trasformare quel disagio in una tragedia. Diventa doveroso raccontare ai ragazzi la condanna insita nella bottiglia, nella droga, in quel maledetto vicolo cieco che affascina, posto là, mai troppo distante, a portata di mano, di bocca, di occhio sempre più spento, sempre pronto a colmare le lacune, le ansie, i tormenti degli interrogativi, le inquietudini delle risposte.
La bottiglia se ne sta in silenzio, non spreca parole, convincimenti, rimproveri, è “stronza amica discreta”, non ci mette il dito, né il becco, non azzarda consigli, lezioni di vita, non comanda stili né comportamenti, non fa commenti, neppure di fronte alla paura di un cambiamento che non arriva, ma alimenta inadeguatezza che non fa prigionieri. Chissà se quest’altro adolescente affogato nei beveroni coloratissimi, ci lascia questo dolore lacerante, obbligandoci a intervenire, a non restare indifferenti, a chiederci con chi abbiamo a che fare, a pensare finalmente che solo l’amore arriva dove la volontà ci guida, solo l’amore per il rispetto di quelli ancora a spasso con il cuore, può sbarrare la strada alla resa più devastante, solo l’amore può trasformare i luoghi più impensabili in dignità ritrovate. 

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